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Il profumo del fieno PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberto   
Martedì 24 Maggio 2011 19:24

Solo chi ha provato, almeno una volta, a sdraiarsi su un mucchio di fieno appena falciato e scaldato dal sole puo' capire quella sensazione, ritrovare il ricordo di quell' aroma cosi intenso, particolare indefinibile, non traducibile in parole.

Sara' perche' un momento cosi e' quasi obbligatoriamente legato alla giovinezza, magari al primo batticuore, al colore di uno sguardo ormai perduto nel tempo.

Il profumo del fieno, anzi l' odore del fieno, dove si mescolano il sentore dell' erba medica e del trifoglio, della menta e del tarassaco, di malva e frassinella, angelica e tussilago, arnica e valeriana.

Ma qualcosa di piu', perche' in questo miscuglio di aromi, di sentori, opera un' alchimia fatta di sole e rugiada, di pioggia e di fresco notturno, di luce frantumata dallo spettro dell' iride sino a trasformarsi in arcobaleno, di un riflesso di luna che si spegne sull' acqua dei fossi e la fa sembrare uno specchio al mercurio.

Odore di fieno, odore di estate, respirato ascoltando le voci dei contadini che lavorano poco distante e, a tratti, si parlano.

Suoni imprecisi, il fruscio della falce che taglia l' erba con una sorta di sibilo scandito da un ritmo sempre uguale, guidato da un gesto che ha, che aveva, una dignita' quasi rituale. Come quando si semina.

L' odore del fieno caldo di sole e, magari, un suono di campane che viene da lontano e l' aria porta con se' come se trascinasse un aquilone.

Oggi, forse, queste sensazioni, questi ricordi, sono meno possibili e qualche magia si e' perduta. Forse queste sono briciole di memoria di chi vent' anni li ha passati, ma non li ha dimenticati perche' erano anni in cui si sapeva ancora cercare un po' di poesia anche nelle piccole cose, anche nel profumo dell' erba falciata, lasciata riposare sul campo, sotto il sole e sotto la luna.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Agosto 2013 17:27